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lla “Custodia Regni” apparteneva il convento di Monteleone di Spoleto, la cui prima notizia si apprende dalla biografia del beato Angelo da Monteleone Senior, il quale morì nel primitivo tugurio il 2 dicembre 1241. Successivamente, un nuovo edificio monastico sostituì l’umilissima costruzione originaria. Parlando della vita del beato Angelo, lo Jacobilli informa: «Circa l’Anno 1285, à tempo di P. Martino 4°, fu edificato in Monte Leone il Convento di San Francesco per i frati Minori, per l’affetto, e devotione, che i suoi Compatrioti gli portavano. E P. Nicola 4° del 1291 gli concesse molte Indulgenze; como anco Gerardo Vescovo di Spoleto del 1293 e F. Francesco dell’ordine Minore suo successore del 1296».
Antonio Righini nella sua “ Clara delucidatio”, ponendo la fondazione del complesso conventuale al 1282, afferma: «I frati Minori prima abitarono in un tugurio, ma in quell’anno designato anche dal Rudulphus (ci si riferisce a padre Rodolfo da Tossignano, Minore conventuale, autore delle “Storie della serafica religione”, Venezia 1586), 1282, fu iniziata la costruzione della nuova sede con offerte dei fedeli, presso la località di Casiliano, vicino alla chiesa di S. Maria». Il convento era l’eremo di Sant’Antonio Abate abitato dai benedettini sino all’avvento dei francescani.
La chiesa di San Francesco in Monteleone è un edificio del sec. XIV, rimaneggiato nel quattrocento e restaurato radicalmente dopo il disastroso sisma del 1703.
L’aula trecentesca doveva essere di proporzioni più slanciate dell’attuale: il pavimento fu rialzato probabilmente nel sec. XV, riducendo di un terzo l’altezza della chiesa, alla quale si accedeva dalla porta ogivale sul lato destro. Il pavimento, infatti, taglia l’affresco con la “Crocifissione” sulla parete sinistra, ulteriormente mutilato dall’apertura di un ingresso che immette nell’ordine superiore (sec. XV) del chiostro. La facciata, danneggiata dai terremoti nella parte superiore, è ornata da un portale ogivale con rilievi di vivace sapore naturalistico tra i girali degli archi (animali, figure umane e angeli).
Sul fianco destro, i possenti contrafforti con finali scolpiti conferiscono all’edificio un carattere di luogo fortificato, accentuato anche dalla sua giacitura e dalla vicinanza alla porta del castello, lungo le mura.
L’interno è a due navate divise da pilastri in pietra; la maggiore è decorata da un soffitto ligneo dipinto di Giuseppe Frigerio da Norcia (1760); la minore è coperta con volte a crociera e costoloni.
Della decorazione murale restano numerosi affreschi, danneggiati e restaurati, fra i quali: “ San Giorgio, Santa Caterina d'Alessandria, Maria Maddalena, Madonna con Bambino, Sant’Ilarione (?), Morte della Vergine, Crocifissione”, tutti attribuibili al sec. XIV. Sulle pareti sono alcune tele del sec. XVII, fra cui una “ Madonna con Bambino”, “San Francesco di Paola” e “San Gaetano da Tiene”. Ammirevole è l’altare maggiore con paliotto incrostato di marmi del Seicento e “Crocifisso” ligneo del sec. XV.
Dalla porta che taglia l’affresco della “Crocifissione” si accede al chiostro, un tempo coperto da volte (rimangono i punti d’imposta) e ora da una tettoia a spiovente unico; sono visibili lunette con “Storie di San Francesco”, affreschi del sec. XVIII, e frammenti epigrafici e scultorei di varia epoca murati sulle pareti. Nell’ordine inferiore del chiostro, contemporaneo alla chiesa, è una nicchia affrescata con “ Madonna con Bambino, San Giovanni Battista, un Santo diacono e il committente” (sec. XIV).
Nella chiesa inferiore, alterata da interventi successivi, il vecchio coro conserva vivaci affreschi di soggetto francescano che, nonostante le pesanti ridipinture, costituiscono un’interessante testimonianza della pittura dell’Umbria meridionale degli inizi del sec. XV. Nell’ambiente oggi adibito a teatro, nella parete destra, sono state riportate alla luce alcune eleganti nicchie, che testimoniano il non comune aspetto della chiesa inferiore. Nella nicchia meglio conservata è una “Madonna con Bambino, San Francesco e Santa Caterina”, affreschi dei primi del sec. XIV. Nella sacrestia è ospitata una piccola ma notevole raccolta di arte sacra, che include, tra l’altro, una pregevole scultura lignea duecentesca raffigurante la “Madonna con Bambino”.
A Monteleone di Spoleto, intorno al 1310, sorse un monastero di Clarisse, sotto l’impulso di quelle di Norcia. Esse osservavano la Regola di Santa Chiara, e il Comune concesse alcuni locali e la chiesa di Sant’Agnese, per fondarvi il monastero dedicato a Santa Caterina, a cui le religiose tornarono, dopo averlo per qualche tempo abbandonato, per curarne i restauri. Il monastero fu soppresso nel 1866.
Limitrofo all’anzidetto complesso, in località Caso (sulla strada tra Gavelli e Sant’Anatolia di Narco) era il monastero di Clarisse di Santa Maria Assunta, documentato sin dal 1250.
La semplice chiesa di Santa Maria Assunta si presenta con facciata a capanna e interno a navata unica. Nella zona absidale sono vari affreschi di Perino Cesarei, tra i quali la “Incoronazione di Maria” (1595). Dietro l’attuale abside sono i resti di una chiesa più antica, che conserva tracce di affreschi quattrocenteschi.
Paolo Rossi
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